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Il campanello vibra tre volte, ma non arriva risposta. Anna, 84 anni, resta seduta sul divano con lo sguardo fisso sul libro. Il nipote entra con le chiavi di riserva e la chiama più volte. Quando finalmente lei alza la testa, sorride sorpresa e chiede: «Sei arrivato adesso?».
Quel momento rivela due mondi sonori diversi: chi vive la sordità, privo di ogni percezione, e chi affronta un calo parziale, l’ipoacusia. Capire dove finisce l’una e inizia l’altra è il primo passo per riportare suoni, sicurezza e relazione nella vita quotidiana.
Parliamo di ipoacusia quando l’udito è ridotto ma ancora presente; i suoni arrivano deboli, distorti o solo in parte. Il termine sordità indica l’assenza totale o quasi di percezione dei suoni. Questo può essere presente dalla nascita o causato da un grave danno all’orecchio interno.
Conoscere la differenza tra sordità e ipoacusia è importante. Questo aiuta a evitare confusione e a trovare la soluzione giusta.
Un amplificatore acustico è utile per chi sente ancora qualcosa. Un impianto cocleare o la lingua dei segni possono aiutare chi non sente più nulla.
Che cosa significa davvero essere sordi? Per molte persone vuol dire dipendere dal contatto visivo, dalla lettura labiale o da supporti tecnologici specifici.
Il silenzio totale cambia come vediamo lo spazio. Non si sente un clacson. Non si riconosce una voce dietro di noi.
Non si sentono passi alle spalle. Questo può generare ansia, isolamento e affaticamento mentale. Il caregiver deve tenerne conto e favorire ambienti visivamente chiari, illuminati e privi di ostacoli.
Il calo uditivo può essere:
Le cause principali dopo i sessant’anni sono l’invecchiamento, l’esposizione a rumori forti, malattie croniche come il diabete e l’ipertensione, e farmaci che danneggiano l’udito. Una sordità profonda può derivare anche da traumi acustici improvvisi o da infezioni quali meningite.
Intercettare questi segnali in famiglia è il primo passo verso il recupero di qualità di vita.
Molti anziani non chiedono aiuto perché:
Il caregiver ha un ruolo chiave nel mostrare soluzioni semplici, discrete e sostenibili.
Se un test audiometrico conferma che l’anziano non è in sordità profonda ma in ipoacusia, si può usare l’amplificatore acustico:
È un modo economico e veloce per recuperare suoni importanti e valutare se in futuro servirà un apparecchio personalizzato.
Quando il test mostra una perdita totale o quasi, l’amplificatore non basta. Le opzioni includono:
La scelta dipende dall’età, dallo stato di salute e dalla motivazione della persona.
Un familiare presente rende il percorso più sereno:
1. Ascolta i disagi senza sminuirli.
2. Prenota un test gratuito dell’udito.
3. Spiega le soluzioni possibili, distinguendo tra sordità e ipoacusia.
4. Accompagna alla prova dell’amplificatore o alla visita per l’impianto cocleare.
5. Incoraggia l’uso costante e registra miglioramenti o difficoltà.
Il supporto emotivo riduce ansia e vergogna, aumenta l’adesione alla soluzione e velocizza l’adattamento.
1. Fissa un controllo audiometrico.
2. Porta un familiare o amico: quattro orecchie captano più informazioni.
3. Chiedi di provare un amplificatore in farmacia, se la perdita non è totale.
4. Monitora i risultati per almeno dieci giorni con amici e familiari.
5. Consulta lo specialista: valuterà se passare a un apparecchio personalizzato o, in caso di sordità grave, avviare la procedura per l’impianto cocleare.
Agire subito previene isolamento, cadute, declino cognitivo e depressione.
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